Forfait: l’arte di darlo

[Quello che state per leggere non è opera del proprietario di questo spazio, ma di un’imbucata impunita e latitante per la rete, che di norma scrive qui: tedescateitaliane.home.blog. Marco mi ha permesso di contaminare le sue splendide Parole Sante con i miei sproloqui. Liberi di passare alla Gialappa’s dopo le prime 3 righe. Grazie dell’attenzione. Ah, mi chiamo Gaia Terzulli.]

 

– “Ma Daria viene o no stasera in pizzeria?”

– “Mmm… Penso che darà forfait“.

“Tra il dare e il fare una forfait ci può sempre stare”, si può dire coniando un nuovo adagio. In effetti è possibile sia commettere forfait che dichiararla, ma se, d’emblée, dovessimo spiegare cosa significhi la parola, forse non sapremmo che pesci prendere.

Proviamo a partire dalle origini: stando alla lezione proposta dalla Treccani, la parola che pronunciamo forfè deriverebbe dal latino for – alterazione di un più antico fur, “mercato”, da cui l’evoluzione in forum – e fait, participio passato del faire francese, “fare”. “Mercato fatto” e, per traslato, “prezzo fissato”, convenuto. In quest’accezione, forfait non è altro che il valore economico attribuito a una prestazione o a una merce e si può, perciò, fissare, contrattare, imporre o pagare.

Ma qual è, allora, il nesso con la forfait che ha dato Daria agli amici per andare in pizzeria? A voler credere ai linguisti, sembra si tratti di due etimologie diverse. L’una abbina al verbo faire un latinismo e crea un termine riconducibile alla sfera economica. L’altra è di puro gusto francofono: fors, “fuori”, più fait, “fatto”, = “fatto fuori”. Da cosa? Dalla legge. Come si legge sull’autorevole Larousse, in francese forfait significa “crimine”, “reato”. Da quest’accezione deriverebbe la parola italiana furfante, che contiene, a sua volta, il latino fur, “ladro”. Colui che fa forfait, dunque, è innanzitutto un trasgressore. Non rispettando le regole, si comporta come la squadra di calcio che “dà forfait” alla finale di Champions, servendo la vittoria agli avversari su un piatto d’argento. Tra gli atleti che non si presentano allo stadio e Daria che non raggiunge gli amici in pizzeria, il denominatore comune è, dunque, l’aver agito al di fuori dei piani, venendo meno alla parola data ad altri.

ilpeggiore

Ci troviamo di fronte, dunque, a due interpretazioni diverse dello stesso vocabolo. “Prezzo fatto” versus “fuori legge”. Se volessimo rintracciare una continuità tra le due letture, potremmo trovarla nell’agire inusuale di chi fissa un prezzo, per l’appunto, “forfettario” e di chi viola le regole del gioco, calcistico e non. Perciò, al netto di ogni speculazione linguistica, tra Daria che accampa scuse per non mangiare la pizza e il Boca Juniors che non parteciperà alla finale del Copa Libertadores (ipotesi non del tutto inverosimile, dal momento che la data non è stata ancora fissata), il nesso è presto detto: danno entrambi forfait. Ignorano l’impegno preso e, come tutti i “forfettanti”, si rivelano inaffidabili, proprio come chi agisce fuori legge.

Il colmo sarebbe scoprire che Daria ha dato forfait per guardare la finale del Copa Libertadores mentre i giocatori del Boca si godono la partitissima da casa: pigiama, divano e, naturalmente, pizza a palate.

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