Cos’è un cinepanettone?

«Anche questo Natale se lo semo levato dalle palle» diceva Riccardo Garrone in Vacanze di Natale. C’era qualcosa di autentico nei primi “film di Natale”, qualcosa di semplice e immediato con cui in qualche modo si raccontavano gli Italiani e i loro vizi. Ma come si è arrivati all’accozzaglia di peti e gag da terza media dei primi anni duemila? E soprattutto, all’alba del 2019, c’era veramente bisogno del ritorno di Massimo Boldi e Christian De Sica in Amici come prima?

La storia dell’ultimo filone della commedia italiana passa per quella della parola cinepanettone.

Ma facciamo un passo indietro.

La genesi – Il film che, retroattivamente, viene considerato il primo della saga è Vacanze di Natale (1983) di Carlo Vanzina, che racconta le ferie della nuova borghesia del Bel Paese a Cortina. I personaggi sono macchiettistici ma efficaci, c’è Jerry Calà, il pianista squattrinato che “non è bello, piace”, il romanaccio cafone Christian De Sica ma anche il cumenda Guido Nicheli.

Il film diverte il pubblico con la leggerezza e il disimpegno figli del decennio di Craxi e dei paninari, diverte il pubblico e sbanca al botteghino tanto che fissa i canoni per i successivi lavori come Vacanze in America (1984). Il sodalizio Boldi-De Sica comincia invece con Vacanze di Natale ’90 e sarà riconfermato persino per film che di Natale non sono ma ripropongono gli stessi stilemi come i memorabili S.P.Q.R. – 2000 e ½ anni fa (1994), A spasso nel tempo (1996) o Paparazzi (1998).

Il cinepanettone diventa un genere, una tradizione che punta a portare al cinema tutta la famiglia: c’è la “bella del momento” per l’uomo e la comicità leggera per i bambini, molto poco resta invece per la donna. Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 gli schemi del cinepanettone iniziano a fissarsi, per poi congelarsi definitivamente: con Merry Christmas (2001), Natale sul Nilo (2002), Natale in India (2003), Christmas in Love (2004) e Natale a New York (2006) tutti firmati da Neri Parenti. La trama diventa praticamente la stessa, le gag sono telefonate e le scuse di De Sica per giustificare l’amante di turno iniziano a finire. Il resto è storia, separatisi Boldi e De Sica (nel 2005 l’ultimo film insieme, Natale a Miami) e finita la sbornia berlusconiana, i cinepanettoni non incassano più.

La parola – Il neologismo che fonde la settima arte con il più classico dei dolci meneghini, comincia a essere utilizzato sul finire del 1997, originariamente in senso dispregiativo, dai critici cinematografici che ponevano l’accento sulla vocazione commerciale di questi film. Erano pellicole semplici, senza pretese e che volenti o nolenti riunivano le famiglie una volta l’anno, come il panettone.

Col tempo però, l’accezione negativa sembra svanire, il pubblico si affeziona al suo aguzzino cinematografico e il termine diventa il nome di un nuovo genere. Sia i fratelli Vanzina che Neri Parenti hanno preferito prendere le distanze dalla parola, ma ormai l’etichetta è stata apposta, a Natale 2018 vedremo in sala il ritorno del duo Boldi-De Sica in Amici come Prima (Christian De Sica) ma anche Natale a 5 stelle (Marco Risi) prodotto da Netflix.

Sperando che il riaperto capitolo cinepanettoni si richiuda al più presto, ci auguriamo (i lettori scuseranno il momento brontolone) che il cinema italiano torni a creare e ad innovare come ha smesso di fare da anni.

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