Lega-M5S: amici o nemici? Tutte le spine di un governo sempre in crisi

Flat tax, Tav, autonomie e salario minimo. Tra Lega e Movimento cinque stelle è un botta e risposta continuo. I dissidi interni all’esecutivo gialloverde sono incominciati ancora prima che Matteo Salvini e Luigi Di Maio firmassero il contratto di governo e sono continuati nel corso dei mesi successivi. Oggi, dopo il risultato delle ultime elezioni (europee e amministrative) e con lo spettro della manovra di infrazione che l’Ue potrebbe muovere nei confronti dell’Italia, lo scontro interno all’alleanza gialloverde si fa sempre più serrato. E con questo scenario non si può escludere una crisi di governo. Ma quali sono i temi che, da tempo, dividono Lega e Cinque Stelle?

Deficit – L’ultimo grande argomento che in questi giorni sta mettendo in crisi l’esecutivo riguarda l’atteggiamento da avere nei confronti dell’Europa. Per la Lega è un dovere superare il vincolo del 3% sul deficit, la differenza tra entrate e uscite annuali di uno Stato, imposto dal Trattato di Maastricht del 1992. I Cinque stelle invece, nonostante quanto sostenuto in precedenza, hanno tutta l’intenzione di rispettare le regole dettate dell’Ue.

Flat Tax – Salvini la promette dal 4 marzo di un anno fa. Di Maio e l’entourage del Movimento sperano sin dall’inizio che non ci siano le coperture per approvarla definitivamente. L’ultima versione della flat tax proposta dalla Lega prevede un’aliquota fissa al 15% per le famiglie che guadagnano fino a 55mila euro e un’aliquota al 38% per tutti i redditi che superino questa soglia. I Cinque stelle non si sono mai mostrati troppo favorevoli sia perché la proposta fiscale leghista potrebbe favorire i ceti più agiati danneggiando quell’elettorato su cui il Movimento ha costruito il proprio consenso, sia perché vorrebbero utilizzare le risorse messe a disposizione da Palazzo Chigi per finanziare un loro cavallo di battaglia, il salario minimo.

 Salario minimo – Secondo la Lega, la retribuzione minima di 9 euro lordi all’ora sarebbe troppo gravosa per le aziende e per quelle categorie di produttori, come gli artigiani o i commercianti, che rappresentano la base elettorale del Carroccio. I 5 stelle, invece, dichiarano di non voler assolutamente rinunciare alla misura.

Autonomie regionali – Autonomia sì, autonomia no. Un altro tema che divide l’esecutivo gialloverde riguarda la possibilità di dare ulteriori competenze legislative rispetto alle attuali (tra le aggiunte si annoverano sanità, istruzione e tutela dell’ambiente) alla Lombardia, al Veneto e all’Emilia-Romagna. Per i Cinque stelle l’introduzione di questo nuovo regime comporterebbe soltanto un’ulteriore spaccatura tra Nord e Sud favorendo una maggiore concentrazione di finanziamenti nelle zone che i grillini considerano già più avvantaggiate.

Tav e il capitolo infrastrutture – L’alta velocità Torino-Lione è stata fin dall’inizio tema di scontro tra i due partiti. Un totem per la Lega, una battaglia identitaria per i pentastellati, che nelle ultime elezioni politiche hanno raccolto voti e consensi nelle frange ambientaliste. Il compromesso raggiunto a marzo, con cui il premier Giuseppe Conte ha dato il via libera alle pubblicazioni delle candidature per i futuri bandi di gara, ha soltanto rimandato la soluzione. Il ministro dell’Interno, ora, è deciso a chiudere subito la partita, forte anche della vittoria alle europee e alle regionali del fronte Sì Tav in Piemonte. Il risultato del voto imprime ora un’accelerazione e la Lega punta a inserire la Tav tra le opere da commissariare per accelerarne la realizzazione. Ma aldilà della singola questione, nei due partiti c’è una sensibilità differente nel trattare il tema infrastrutture: il Carroccio spinge per completare le grandi opere come Terzo Valico e Tap, mentre i 5 stelle sono tendenzialmente contro, come hanno già dimostrato in un passato non troppo remoto.

Il tema dei diritti – Tra Lega e Cinque stelle c’è distanza anche sui temi che riguardano la famiglia. Il Movimento ha sempre sostenuto di voler garantire gli stessi diritti anche ai nuclei familiari formati da due persone dello stesso sesso. Il partito di Matteo Salvini, invece, ha costruito il proprio consenso elettorale facendosi promotore dei valori tradizionali. L’ultimo scontro ha riguardato la partecipazione del Carroccio al congresso di Verona, manifestazione patrocinata, dalla Presidenza del Consiglio: oltre il patrocinio, a infastidire i grillini è stata la presenza di movimenti conservatori anti-femministi e anti-abortisti, con posizioni diametralmente opposte a quelle pentastellate.

Ma cosa succede quando un governo va in crisi? Quante crisi ha dovuto attraversare l’Italia repubblicana?

 

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Nonostante si parli sempre di crisi di governo, sembra che i cittadini milanesi, anche quelli che si espongono di più, non abbiano le idee del tutto chiare.

 

 

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